Introdurre la Bovisa / Introducing Bovisa

 

Vorrei intendere questo prologo come un utile strumento a disposizione dello spettatore, per comprendere le basi da cui sono partite le nostre ricerche e dunque quale direzione vorrà seguire il documentario.

La Bovisa è un quartiere situato nella periferia nord di Milano. Fino al 1880 si trattava principalmente di una zona agricola popolata da cascine e allevamenti, mentre nei quarant’anni che seguirono, durante la fase ascendente dell’industrializzazione italiana, essa fu trasformata in un importante polo industriale del settore chimico e siderurgico, raggiungendo il massimo sviluppo, e la conseguente annessione al comune di Milano, intorno agli anni ’20 del novecento. Qui si insediarono addirittura l’Armenia Film e la Milano Films, prime case di produzione cinematografica nate in Italia, ancor prima di Cinecittà, e dove si girò il primo lungometraggio italiano nel 1911, “L’Inferno”.

La nomina assegnatagli di “Manchester milanese”, non fu indice solo di grande produttività, ma anche e soprattutto di enormi problemi di inquinamento ambientale, data appunto la tipologia di industrie che là vi si stabilirono. Questa è una delle tanto gravi questioni che tuttora si ripercuotono sul territorio e precludono gli stessi sviluppi futuri della Bovisa e su cui ci si dovrà tornare in seguito.

Con l’avvento delle guerre si convertì la produzione al settore bellico, ma più in generale, una forte battuta d’arresto bloccò la produttività della zona. Difatti, mentre in passato primeggiava, grazie allo storico vantaggio che possedeva nell’essere un territorio intessuto dalla rete ferrovia, e dunque costituendo un approdo ben inserito tra i canali usati dai trasporti commerciali, da quando tutto il traffico fu trasferito su ruota, quello stesso pregio si tramutò in un limite, rendendo quella soglia tra città e campagna, una periferia chiusa ed intricata, colma di barriere.

Dal secondo dopoguerra in poi, mentre nel resto d’Italia scoppiava il boom economico, portando con sé un generale innalzamento del benessere, in Bovisa si stava assistendo al progressivo e inarrestabile abbandono degli stabilimenti da parte di tutte le industrie che nel tempo avevano dato lavoro a migliaia di operai. Verso gli anni ’70 non restava più in funzione nessuna delle imprese ormai dismesse ed i ruderi che si erano lasciati alle spalle, con il suolo inquinato fino al midollo, divennero prontamente spazi liberi da occupare in modo abusivo, dove tutti coloro che necessitavano di un riparo potevano rifugiarsi. Ecco come presero avvio quei lunghi e bui anni durante i quali il degrado fece da padrone. La Bovisa fu terra di conquista per i senza tetto figli del dilagante fenomeno della tossicodipendenza e del nuovo flusso migratorio tra Paesi. Inoltre divenne terreno fertile per la piccola malavita ed il malcontento era ogni giorno sulla bocca di tutti. Sostanzialmente urgeva spendere grosse somme di denaro per bonificare aree altrimenti abbandonate al degrado più totale, ma di cui nessuno sembrava sapere bene cosa farne, in primis il Comune.

Fu soltanto a partire dalla fine degli anni ’80 che si cominciò a parlare di riqualifica, grazie soprattutto alla proposta del Politecnico di Milano di spostare una propria sede nel quartiere, permettendo così lo sviluppo di molti altri progetti collaterali che avrebbero dovuto mutare il volto della Bovisa intera. Se da un lato, ovviamente, qualcuno di questi non sia mai partito, oppure se altri abbiano cominciato bene, per farsi poi da parte successivamente, come nel caso di Triennale, dall’altro ci sono stati comunque alcuni progetti che sono riusciti nei propri intenti creando una base di centri per la ricerca e lo sviluppo come l’Istituto Mario Negri, istituendo sedi di studi di design e spazi espositivi internazionali, facendone luogo di progettazione per l’Expo 2015 tramite il BaseB, e chi più ne aveva, più ha provato a metterne, fino a renderlo, a detta di altri, un quartiere universitario alla moda. Infine numerose altre idee vengono gettate costantemente sul piano delle trattative.

Eppure cosa è cambiato davvero per chi lo vive tutti i giorni il quartiere? Sembra che queste realtà abbiano agito come isole felici in un arcipelago ben più ampio che rimane però deformato dal processo di trasformazione in corso. Si è tanto discusso della “nuova grande Bovisa” declamandolo ovunque a caratteri cubitali come quartiere rinnovato cheap&chic, sotto i quali temo però si nascondano interessi ben maggiori, tanto che abbiamo assistito attoniti ad un’incredibile speculazione edilizia negli ultimi anni, che ha portato alle stelle i prezzi delle case in un quartiere storicamente povero.

Ci chiediamo come sia potuto accadere tutto questo sotto i nostri occhi inermi? Come è stato possibile un tale business in un’area degradata che necessitava di bonifica? Che non siano stati sfruttati questi nuovi progetti di riconversione del quartiere, proprio in accordo con coloro che poi vi hanno investito in campo edilizio? È bastato così poco per farci credere che un quartiere con così tanti gravi problemi urbanistici e di inquinamento ambientale sia ormai considerato parte annessa al centro cittadino e dunque omologato a quella stessa media dei prezzi del mattone? Tutto ciò solo per l’accrescimento di qualche servizio civico che, per il buon senso comune, dovrebbe essere un diritto di ogni periferia? La speculazione edilizia in Bovisa è cominciata effettivamente in ritardo rispetto ai piani di riqualifica che la vedevano protagonista e questo, ovviamente, poiché gli imprenditori dovevano prima essere certi di costruire in un quartiere rinato, per guadagnare bene, eppure ci è sembrato che il boom reale degli investimenti abbia avuto luogo proprio quando ormai si vociferava della possibilità di alcuni organismi di lasciare nuovamente la zona (cosa che effettivamente è accaduta per alcuni di essi), ma di cui a nessuno sembrava più importare, proprio perché ormai i giornali titolavano la Bovisa come la nuova Soho!

Insomma, da qualunque prospettiva la si guardi, Bovisa rimane un’entità complessa, un luogo difficile da capire ed abitare, che vive di questi contrasti stridenti.

Storia e futuro, pensionati e studenti, degrado e riqualifica, rovine e cantieri, malaffare e buona volontà sono ciò di cui vorremmo raccontarvi partendo da questo piccolo angolo di mondo.

INTRODUCING BOVISA

This prologue wants to be a helpful tool for all the viewers who wish to discover on which basis we founded our researches and to know more about what direction this documentary will take.

Bovisa is a neighborhood situated in the northern suburbs of Milan, Italy. Until 1880 it was mainly an agricultural area, but in the forty years that followed, during the golden age of Italian industrialization, it has undergone a radical change, that transformed Bovisa into an industrial compound, specialized in the chemical industry. It quickly grew, reaching its maximum development and the annexation to the municipality of Milan within 1920.

Armenia Film and Milano Films, firsts production studios born in Italy, even before Cinecittà in Rome, settled here where the first Italian movie was shot in 1911,titled “L’Inferno” (“The Hell”).

Bovisa was also knowns as the “Milanese Manchester”, not only for its great productivity, but also due to problems of environmental pollution, that all those industries caused down here. This is a serious issues that still have a bad impact on the area, precluding any future development of this neighborhood.

Bovisa is a territory entirely crossed by the rail network, which granted it a historic advantage to excel on the market, creating a well-placed landing among the commercial channels. But, since the traffic was transferred on wheels, the same value turned into defect, and that frontier between city and countryside became an intricate and full-of-barriers suburb.

During the World Wars, a lots of plants changed their production line, adapting to the armament industry, but anyway, a widespread setback blocked the overall output of the area.

When World War II ended, the rest of Italy started to enjoy the incoming economic boom, that brought a general increase of well-being, while in Bovisa everybody was witnessing to the progressive and inexorable abandonment of all establishments by those companies which, over the years, gave job to thousands of workers. Towards the middle of the ‘70s, none of the factories was in service and the ruins they left behind, on a completely polluted soil, soon became free spaces to squat, where everyone who needed a shelter could take refuge there. Here is how the urban blight began to rule the roost for such a long dark time. Bovisa was a land of conquer for the homeless, drug addicts and illegal immigrants. Bovisa became also a breeding ground for organized crime and discontent was daily on everyone’s lips. Basically it was urgent to spend huge sums of money to reclaim areas that would be otherwise abandoned to decay, even because nobody seemed to know exactly what to do, first and foremost the City.

It was only from the end of the ‘80s that people began to talk about retraining, mainly due to the proposal of Polytechnic of Milan to move its own headquarters in the neighborhood. This choice allowed the development of many other collateral projects that were supposed to change the face of whole Bovisa. Of course, some of these projects were never carried out, while others started well but then were left aside, as the case of Triennale. However there were also a few plans that achieved their purpose: to create an R&S centre, as the Mario Negri Institute, to establish, into old offices, a lots of new design studios and exhibition spaces for international events, to make Bovisa a place where specialists are planning the next EXPO 2015, through the BaseB lofts. Every idea seemed to be good as long as it will help Bovisa to turn into a trendy university campus, like someone else said. Anyway, works are always in progress down here.

Those private or public corporations appeared as paradise islands in a larger archipelago that still remain deformed by the ongoing transformation process. What did really change for those who live every day in the neighborhood? Institutions talked so much about a “New Great Bovisa”, declaimed everywhere as the renewed, cheap&chic area. Instead, with great astonishment, we noticed that it was only an excuse to favor a property speculation of such a huge dimension, that house prices skyrocketed in a well-known working-class district.

Maybe, these new conversion projects have been exploited just in agree with those who later invested in building trade. How could they make a gainful business in such a degraded area, which primarily needed to be cleaned up? Did not it take so much for us to trust in those who considered Bovisa an annexed area of the city centre and thus, even with its unsolved problems, wished to standardize the house prices to those average rates? Such a great increase is simply justified by a small growth of some civic services that, for common sense, every suburb should claim as a right. We wonder how did all these things happen? Property speculation actually started later than all the above mentioned projects because businessmen, of course, had first to be sure to invest in a renewed district, where making money would have been so easy. It does not matter if someone heard about the possibility for some organizations to leave the neighborhood forever. No one seemed to care about it, just because newspapers were headlining “Bovisa as the new Soho”!

So, from every angle we look at Bovisa, it looks like a complex entity, like a place hard to understand, that lives on these sharp contrasts. History and future, pensioners and students, degradation and requalification, ruins and building sites, dishonesty and goodwill, they all are what we would like to tell you about, just starting from this little corner of the world.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...